Ogni lettore dovrebbe domandarsi almeno una volta nella vita cosa significhi scrivere. Per Georges Perec voleva dire "cercare meticolosamente di trattenere qualcosa, di far sopravvivere qualcosa: strappare qualche briciola precisa al vuoto che ci scava, lasciare, da qualche parte, un solco, una traccia, un marchio e qualche segno." Si direbbe una lotta contro l'oblio; ma non solo. E in questo non solo entra in gioco il lettore. La lettura è, per dirla con Carlos Fuentes, un fragile evento che "ci obbliga a renderci conto della nostra immersione nel tempo."
Tali percorsi sono tracciati da coloro i quali credono nel binomio inscindibile letteratura-vita. Alcuni sono stati presenti in carne e ossa, altri fortemente evocati, al Festival della Letteratura di Mantova.
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...Le pagine scivolano via in brevi capitoli messi uno dietro l'altro come fossero ritagli, flashback, che spesso e volentieri scavalcano i decenni, recuperano generazioni, setacciano una vena che col tempo e le epoche è andata tramutandosi. L'ordine temporale degli eventi è superato in favore dell'urgenza espressiva evidente, e felice, che dà luogo a una scrittura densa, una narrazione ricca di spunti e contorsioni, che sul piano stilistico rivelano la personalità fatta di un autore esordiente; nell'uso di un ampio spettro lessicale, di un sostrato dialettale toscano non si avverte fatica né paludamento...
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La Fiera internazionale del libro di Torino ci ha dato modo di incontrare tutto un panorama di piccoli coraggiosi editori in cerca di quel magico equilibrio tra una letteratura fresca e di sicuro interesse ma senza perdere di vista il fattore economico e commerciale. Si ragiona per progetti tentando di coinvolgere un certo pubblico, di essere al passo coi tempi, di influenzare le tendenze, di scommettere sul purosangue che porterà vendite. Una narrativa "agile" e vitale, appare spesso ai più piccoli una buona soluzione per un catalogo che catturi l'occhio del lettore dalle tasche bucate e di conseguenza della rete distributiva.
La casa editrice Bevivino, ad esempio, ci ha proposto una serie di libretti biografici su personaggi che hanno una certa presa su un pubblico contemporaneo quanto mai eterogeneo. Si potrebbe parlare di "icone", termine tornato molto attuale con la dipartita di un Michael Jackson. Icona dunque è Vasco Rossi, uno a cui è andata decisamente bene ("a gonfie vele" per citare un suo verso); icona, oltre che personaggio storico di rilievo, è anche la vecchia Margaret Thatcher, oggi vecchina spofondata nella demenza senile, ma un tempo...
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"Violence is what a lot of people assiociate with affection - 'Oh, he loves me because he's beating the shit out of me'."
Di chi parlava lo scrittore Hubert Selby Jr, usando queste parole? Probabilmente dei suoi dannati: quei disperati che popolano i suoi romanzi; due, in particolare, di grande successo: Last Exit To Brooklyn e Requiem For A Dream, passati sul grande schermo e non certo inosservati.
"Rape, brutality, drug addiction, homosexuality and abuse - the dark and controversial subjects of Hubert Selby Jr's writing saw his most famous work, Last Exit To Brooklyn, go on trial for obscenity."
Così lo presenta Erik O' Brien nell'intervista concessa per la rivista Bizarre, nel 2003, poco prima che Selby ci lasciasse. Ne viene fuori la riflessione sui temi scottanti e ineludibili dell'emarginazione e della devianza, ma anche il ritratto di uomo posseduto - sopra a tutto - dal demone della scrittura.
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Antistoria d'Italia (Fabio Cusin, 1970):
<< Al pari del potere assoluto degli imperatori di Roma, anche la signoria ha avuto tra i contemporanei una pessima stampa ed una universale accettazione. [...] In genere chi possiede il potere pensa che si tratti di un bene che gli spetta di pieno diritto. L'uomo non malato di mente non desidera cose irragiungibili, l'essere normale non dispera per non esser nato padrone assoluto di un popolo. Chi si trovi invece in queste condizioni penserà, per la stessa normalità della sua psicologia, che il potere è suo e che quindi ha pieno diritto [...] di estenderlo, di consolidarlo nonché di trasmetterlo.>>
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è il mio personale, rudimentale foglio elettronico, da me ideato, realizzato
e implementato...
Si tratta di un "contenitore", un "incubatore" di idee,
o se preferite, di parole.
Una goccia nel mare. Un'altra piccola antenna che capta ed emana segnali nell'etere di questo nuovo inafferabile millennio (l'"era della comunicazione").
mAvET
vi ringrazia da subito per quel po' di tempo che perderete con lui, in lui
(quando e se)...
In esso lievita il pensiero di chi cerca di attingere
più che mai all'esperienza, quella diretta.
mAvET vuole essere chiaro e sempre
più accessibile, sarà aggiornato mensilmente;
si avvarrà (quando e se) dell'intervento di illustri ospiti, opinion
leaders da bar, lucidi testimoni del nostro tempo...
Per saperne di più o per segnalazioni scrivimi...